THAILANDIA. IL VOTO DEL SIAM
Il prossimo 23 dicembre è tempo di voto nell’antico regno del Siam, la Thailandia. Ricordiamo gli antefatti: nel settembre del 2006, i militari, in qualche modo autorizzati dalla Corona, rovesciarono il governo costituzionale (ma alquanto ‘controverso’ in tema di conflitti di interesse, corruzione e violazioni di diritti umani) di Thaksin Shinawatra. Mentre il premier-magnate (Thaksin era primo ministro, leader e fondatore di un partito populistico personale, il TRT, ‘I thai amano la Thailandia’ nonché magnate di un impero finanziario e delle telecomunicazioni, con forti entrature nel mondo della polizia thailandese) era in missione a New York per l’Assemblea delle Nazioni Unite, i militari vicini alla Casa Reale imposero un colpo di stato incruento, rovesciarono come abbiamo detto Thaksin, e designarono un nuovo governo nazionale. Il governo dei militari ha poi fatto scrivere una nuova Costituzione (ratificata dagli elettori thai nel mese di agosto) e la Corte costituzionale ha messo fuori legge (per violazioni delle normative elettorali) il partito dell’ex primo ministro-magnate, il TRT. A quel punto il quadro era pronto per nuove elezioni nazionali.
Due sono i partiti maggiori che si presentarono e che sono tuttora alla guida della campagna elettorale: il Partito democratico, un partito moderato forte specialmente nelle regioni meridionali del paese e nella capitale Bangkok, e il Partito del Potere del Popolo, erede politico del TRT (intanto i militari avevano imposto ad un nutrito gruppetto di dirigenti del vecchio partito di Thaksin di ritirarsi dalla vita politica, almeno ufficialmente) e forte nelle regioni settentrionali e centrali del paese, il cuore rurale della Thailandia roccaforte di Thaksin.
A pochi giorni dalla consultazione, i due partiti si contendono, secondo i sondaggi, il primo posto: nessuno dei due partiti sembra essere in grado di avere una maggioranza di voti e di seggi al futuro Parlamento di Bangkok. Morale: i due partiti si devono preparare a formare una coalizione di governo, secondo la tradizione thai. È interessante annotare come la Thailandia ha sempre avuto, quando è stata governata da regimi costituzionali, da instabili coalizioni di partiti dalla debole identità (i partiti thailandesi sono quasi sempre strumenti di potere di tipo fortemente clientelare e con un ruolo forte di singoli leader); solamente con Thaksin il paese ha avuto un governo di un solo partito senza necessità delle instabili coalizioni di cui sopra. Ora, assai probabilmente, la Thailandia ritorna all’antica tradizione politica: diventano quindi nuovamente importanti, anzi decisivi, gli altri partiti, le ‘terze forze’ come le chiama un commento di Atimes. Due sono in particolare i partiti che dovrebbero risultare decisivi in questa situazione, Chat Thai (Thai Nation) e Pua Pandin (Motherland Party).
tratto da http://www.lettera22.it
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