BIOCARBURANTI, PROGETTO PILOTA IN QUATTRO PAESI

Sono quattro i paesi coinvolti nel progetto pilota della Fao sui biocarburanti. Lo scopo è ambizioso: aiutare i singoli paesi a stabilire un piano nazionale per le bioenergie, individuando le colture e le superfici che possono offrire la migliore resa, il migliore effetto sull’economia locale e il minore impatto sulla sicurezza alimentare. E’ iniziato ad aprile dell’anno scorso con la selezione di Thailandia, Cambogia, Perù e Tanzania tra i 35 paesi che avevano chiesto di partecipare. I primi risultati dovrebbero arrivare nell’arco di due o tre mesi. Si tratta di un meccanismo essenzialmente di consulenza, che aiuta paesi dove oggi “arrivano molti investitori che i governi non sanno indirizzare e che rischiano di fare danni”. La Fao, spiega Andreas von Brandt, coordinatore del gruppo di lavoro Bioenergy and Food Security (Besf), ha messo a punto “un modello econometrico che, date una serie di informazioni, offre una serie di scenari possibili su un orizzonte di dieci anni”. Il modello tiene conto delle potenzialità di produzione di biomasse tenendo conto delle caratteristiche “biofisiche e ambientali del settore agricolo del Paese”, dei costi della catena produttiva e dei potenziali effetti sull’intera economia. Un tipo di produzione, precisa von Brandt, “potrebbe infatti avere un effetto positivo in una certa zona del Paese o in un certo settore, ma creare squilibri di prezzo o produttivi in altre aree o magari in un altro Paese”.

E’ difficile, spiega von Brandt, fare previsioni a lungo termine. “Due o tre anni fa il mais non era una buona scelta sotto il profilo dell’efficienza economica, oggi forse diresti di sì. Molto dipende anche dal costo del petrolio, che incide su queste valutazioni sotto diversi aspetti”. Una cosa però, aggiunge, è chiara: “cereali e mais non sono la soluzione migliore per i paesi tropicali”.

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