Archive for April, 2010

6 film thailandesi al Far East Film 2010 a Udine

6 film thailandesi saranno presentati quest’anno al Far East Film 2010 a Udine dal 23 aprile al 1 maggio 2010.
Dear Galileo, di Nithiwat Tharatorn
October Sonata, di Somkiat Withuranij
Phobia 2, di Songyos Sugmakanan, Parkpoom Wongpoom, Paween Purijitpanya, Banjong Pisanthanakun, Visute Poolvorlakaks
Slice, di Kongkiat Khomsiri
Who Are You?, di Pakphum Wongjinda

per ulteriori informazioni:

http://www.movieplayer.it/news/12507/far-east-film-2010-ecco-il-programma/

http://www.fareastfilm.com

http://www.fareastfilmtheblog.com/

Redshirt chaos in Bangkok – Sunday LIVE updates

http://twitter.com/georgebkk

http://www.facebook.com/farang

Here you can follow the live updates from the media, hour by hour.

Qualche link per seguire in diretta le notizie da Bangkok (in inglese)

CALMA APPARENTE. IERI 19 MORTI

Sono 19 i morti negli scontri di ieri a Bangkok tra le ‘camicie rosse’ e le forze di sicurezza. Tra le vittime anche un cameraman della Reuters. I feriti sono almeno 800. La capitale Thailandese si e’ svegliata in una domenica di calma apparente anche se il braccio di ferro tra governo e opposizione sembra lontano da una svolta. I trasporti pubblici sono ripresi a eccezione dell’area occupata dai manifestanti.
Il governo ha assicurato che le truppe non hanno sparato proiettili veri contro i manifestanti che anche oggi, secondo fonti locali, hanno cercato di forzare il blocco ed entrare nella sede dell’emittente tv Thaicom considerata megafono dell’opposizione.

qui la fonte

11 morti, 678 feriti negli scontri a Bangkok

11 persone sono morte e 678 ferite negli scontri a Bangkok tra manifestanti soprannominati “camicie rosse” e forze di sicurezza in diverse parti della capitale.
Dei morti 9 sono civile e 2 militari. Tra i civili si registra anche la morte di un foto reporter giapponese che lavorava per Thomson-Reuters.

BKK medical centre announces 11 killed, 521 injured so far

The Erawan Emergency Medical Centre announced late Saturday that the crackdown on protesters killed 11 and 521 were injured so far.

The centre said 2 of the killed were soldiers and the rest were civilians.

here the source

Eleven people were reported to have died and 678 injured from clashes between security forces and red-shirt demonstrators in different parts of the capital, National Emergency Centre’s director Phetpong Kamchornkijakarn said late last night.
He said of the casualties, nine were civilians and two were soldiers. Of the civilians killed, eight were red-shirt protesters, while the ninth was a Japanese man who worked as a photographer for Thomson-Reuters.

As of press time, six of the dead, including the photographer, had been sent to Central Hospital; two sent to Hua Chiew Hospital; three to Vajira Hospital, which included two soldiers and a 50-year-old red-shirt protester who succumbed to a heart attack.

The Japanese photographer, Hiroyuki Muramoto, died from a gunshot wound to his chest.

Of the red-shirt protesters, one of the dead was identified as 38-year-old Wasan Phoothong, who worked as a tailor in Samut Prakan province; while one was a 43-year-old guard for the movement. Another red-shirt protester killed was Sawat Wa-ngam, who, according to protest leader weng Tojirakarn, had died from a head injury.

Of the two dead soldiers, one was killed by a gunshot wound to his neck.

According to reports, the biggest clash took place in Bangkok’s Khok Wua intersection, where about 20 soldiers, a resident and a protester were injured. The victims were taken to hospitals nearby.

Vajira Hospital’s director Dr Wanchai Charoenchokthavee said 51 injured people were admitted to the hospital, including 13 soldiers and one protester, who was sustained severe injuries to his lungs and stomach. Another protester was shot in his bottom. As of press time, the injured were undergoing surgery.

Earlier reports said another foreign journalist was shot in the head at Khok Wua intersection, and Wanchai said a foreigner called John Yinglin was among the injured. However, he could not confirm if he was a foreign journalist.

Meanwhile, Central Hospital director Dr Pitchaya Nakwatchara said yesterday that 30 injured people had been brought in from the Khok Wua intersection and Makkawan-Rangsan Bridge protest sites, of which 29 were civilians and one was a solider who had sustained head injury. Of the injured, three had gunshot wounds, including an ABC-News freelance photographer Winai Ditthajorn who was shot in his left leg.

He added that red-shirt protesters had also presented medical staff with some rubber bullets found in the clash site. Pitchaya confirmed that his hospital staff was on standby round the clock.

The hospital director later revealed X-rays of the three injured people, showing that Winai had been shot by what appeared to be a real bullet, while the two red-shirt protesters, Samak Khamsameu and Tag Benjamas, had been hit by a rubber bullet. As of press time, the three were undergoing surgery and will be under observation for three days.

Public Health Minister Jurin Laksanavisit, who is also chairman of the National Emergency Centre, said of the six soldiers sent to Siriraj Hospital, one had sustained a gunshot. He went on say that he had told all 79 emergency centres nationwide to work with Bangkok hospitals.

Emergency Medical Institute of Thailand’s secretary-general Chatree Charoencheevakul said he expected the numbers of casualties to rise further, adding that he had put 1,000 medical staff and 150 ambulances on standby.

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93 feriti in scontri tra camicie rosse e militari a Bangkok

Sale a 93, incluso 22 militari e poliziotti, il bilancio dei feriti nei violenti scontri a Bangkok tra le ‘camicie rosse’ e le forze di sicurezza thailandesi. I ferimenti si sono verificati nei pressi del ponte di Phan Fah, uno dei principali luoghi di raccolta delle ‘camicie rosse’, e della Rajdumoen Road, dove si trovano vari edifici governativi e la sede regionale dell’Onu. Le forze di sicurezza non sono ancora riuscite a riportare il ponte sotto controllo, ma il portavoce dell’esercito, Sansern Kaewkamnerd, ha dichiarato alla tv pubblica che vi sara’ un nuovo tentativo piu’ tardi da parte dell’esercito. Alcuni sono stati feriti da pallottole vere, tra cui un fotografo freelance. Varie fonti parlano di pallottole di gomma e lacrimogeni, ma testimoni riferiscono che le forze dell’ordine avrebbero aperto il fuoco sui dimostranti.

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Stato di emergenza a Bangkok 3

Un gruppo composto da almeno 3mila “camicie rosse” si è diretto oggi verso la sede della società Thaicom, per protestare contro l’oscuramento del “Canale del popolo”, emittente tv vicina ai manifestanti antigovernativi. Intanto le autorità hanno emesso un mandato d’arresto a carico di sette persone, coinvolte nell’assalto al Parlamento del 7 aprile scorso.

Fonti dell’esercito riferiscono lo spiegamento di altri 33mila fra poliziotti e militari, per rafforzare le misure di sicurezza a Bangkok. I dimostranti, vicini all’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra e sostenuti dal partito di opposizione United Front for Democracy against Dictatorship (UDD), chiedono la riapertura della tv satellitare e sono disposti a strapparla con la forza ai soldati.

Il “Canale del popolo” è stato oscurato poco dopo la dichiarazione dello stato di emergenza del governo. Ieri il premier thai Abhisit Vejjajiva ha difeso la decisione, spiegando che l’emittente ha diffuso informazioni “fuorvianti” che mettono a repentaglio la sicurezza nazionale. A difendere il complesso che ospita la tv vi sono 6mila agenti all’interno dell’edificio, mentre altri 600 pattugliano gli ingressi.

Il colonnello Sansern Kaewkamnerd, portavoce del Centre for Public Administration in Emergency Situations (CPAES), spiega che – in accordo allo stato di emergenza – la polizia e i soldati prenderanno passi concreti per proteggere la stazione tv. Egli non esclude l’uso di scudi, cannoni ad acqua, onde sonore e gas lacrimogeni per respingere gli assalitori. Tuttavia, sinora l’esercito non ha voluto usare la forza per respingere i manifestanti e ha privilegiato il canale del dialogo, aprendo trattative con i leader della rivolta.

Nel frattempo le autorità hanno emesso un mandato d’arresto nei confronti di sette “camicie rosse”, portando a 27 gli ordini di cattura in totale. Gli ultimi provvedimenti riguardano le persone coinvolte nell’assalto al Parlamento del 7 aprile, che ha costretto alla fuga precipitosa alcuni fra ministri e deputati. Tra i destinatari degli ordini vi sono anche quattro leader delle rivolte: Arisman Pongruangrong, Nuttawut Saikua, Veera Musikapong e Jatuporn Prompan.

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Esercito:contro manifestanti anche mezzi duri

L’esercito thailandese ha detto oggi che potrebbe usare la forza, inclusi dei proiettili di gomma, per far rispettare lo stato di emergenza, mentre migliaia di “camicie rosse” protestano davanti a una stazione televisiva censurata dal governo, nel nord della capitale Bangkok.

I manifestanti, che chiedono elezioni anticipate, sfidano il decreto di emergenza promulgato per sedare le proteste che da settimane invadono le piazze thailandesi.

“Stiamo marciando per chiedere loro perché hanno chiuso il canale del popolo e quali diritti avessero di non farci vedere e sentire”, ha dichiarato il leader dei manifestanti Nattawut Saikua.

La stazione satellitare Thaicom è il maggior impianto del paese ed era usato dalle “camicie rosse” per trasmettere il “canale del popolo” prima del blocco di ieri.

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Mandati di arresto contro altri 3 leader camicie rosse

Nuovi mandati di arresto contro tre leader di spicco della protesta anti-governativa in Thailandia. La decisione – approvata oggi da un tribunale di Bangkok – riguarda Veera Musikapong, Nattawut Saikua e Jatuporn Prompan. Gia’ ieri erano stati spiccati mandati di arresto contro altri sette leader delle ‘camicie rosse’.

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Stato di emergenza a Bangkok 2

Sempre caotica la situazione in Thailandia. Le “camicie rosse”, continuano a chiedere le dimissioni del primo ministro, dopo l’istituzione dello stato di emergenza a Bangkok.

I manifestanti in favore dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, che si trova in esilio, chiedono dalla metà di marzo di sciogliere la Camera dei deputati e di indire elezioni anticipate, reputando illegittimo il primo ministro Abhisit Vejjajiva.

Ieri le “camicie rosse” hanno fatto irruzione nel cortile del Parlamento, costringendo alcuni deputati alla fuga, alcuni sono scappati addirittura in elicottero.

Nella capitale, sin da sabato, è stato dichiarato lo stato di emergenza

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Bangkok, dopo stato d’emergenza sale tensione

Il primo ministro thailandese, Abhisit Vejjajiva, sotto la pressione della piazza che chiede le sue dimissioni, ha decretato lo stato d’emergenza a Bangkok e nelle provincie limitrofe. La decisione è stata presa dopo l’irruzione nel cortile del parlamento di oltre 5mila “camicie rosse”, favorevoli all’ex primo ministro in esilio. Thaksin Shinawatra. Il premier in carica ha promesso di riportare al più presto la calma nella capitale, teatro in queste ultime settimane di decine di manifestazioni contro il governo. “Lo stato di emergenza è un mezzo legale per il governo per risolvere la situazione, fermare la disinformazione, perseguire i leader dei manifestanti e prevenire i sabotaggi in modo efficace”, ha dichiarato, in diretta tv, il capo della coalizione parlamentare. E’ la quarta volta, dal 2008, che la Thailandia, paese politicamente instabile, ricorre a questa misura d’eccezione, che vieta gli assembramenti con oltre cinque persone e permette alle forze dell’ordine di procedere ad arresti senza mandato della procura. Da parte loro, le “camicie rosse” hanno promesso di non cedere di un passo. “Metto in gioco la mia vita con questo governo dittatoriale”, ha dichiarato Jatuporn Prompan, uno dei responsabili del movimento. “Ci dobbiamo preparare per un’altra guerra. Se i militari arrivano, non abbiate paura, restate dove siete”, ha affermato Veera Musikapong, un altro leader. Uno dei primi obiettivi delle forze di sicurezza sarà quello di sgomberare il quartiere turistico e commerciale della capitale “occupato” dalla “camicie rosse” che ha provocato enormi perdite economiche ad hotel e centri commerciali. Secondo le ultime stime della polizia, a Bangkok ci sarebbero 25mila “camicie rosse” di cui 20mila nella zona più importante della capitale. Le forze dell’ordine hanno già annunciato la chiusura del “Canale del popolo”, la televisione delle “camicie rosse”, attraverso la quale i leader dell’opposizione arringano i loro sostenitori. Oggi, le “camicie rosse” sono nel cortile del parlamento, provocando la sospensione della seduta quotidiana dell’Assemblea e costringendo diversi membri del governo a fuggire dall’edificio attraverso un elicottero. Alcune ore dopo i manifestanti hanno lasciato il palazzo. Da circa un mese, gli oppositori del premier scendono in piazza quasi quotidianamente. Il movimento è stato pacifico fino ad alcuni giorni fa e il governo teme una deriva violenta dopo quella dell’aprile 2009 che provocò due morti e più di 120 feriti. Le “camicie rosse”, espressione in particolare dei contadini del nord e del nordest della Thailandia, accusano Abhisit Vejjajiva di essere al servizio delle elite tradizionali di Bangkok ed esigono le sue immediate dimissioni. Il capo del governo ha, da parte sua, accettato di trattare su eventuali elezioni anticipate alla fine dell’anno, termine giudicato irragionevole dagli avversari.

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Stop a tv camicie rosse

Le autorita’ tailandesi hanno neutralizzato il canale tv satellitare delle ‘camicie rosse’, i manifestanti antigovernativi. ‘Siamo riusciti a bloccare il ‘Canale del popolo”, ha dichiarato il ministro Wonghnongtaey.

Nel Paese e’ stato da ieri imposto lo stato di emergenza. Il governo ha deciso inoltre di mettere a disposizione degli autobus per invitare le “camicie rosse” a tornare a casa, senza che contro di esse vengano presi provvedimenti legali.

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Stato di emergenza a Bangkok

Il governo della Thailandia ha decretato lo stato d’emergenza a Bangkok e nelle provincie limitrofe dopo l’occupazione del cortile del parlamento da parte di migliaia di oppositori del primo ministro Abhisit Vejjajiva.
Lo ha annunciato lo stesso premier alla televisione.
In mattinata, circa 5mila “camicie rosse” sono penetrate nel cortile del Parlamento, dove la seduta quotidiana dell’assemblea e’ stata rinviata. Poco dopo lo sgombero in elicottero di molte personalita’ del governo, i manifestanti, che rivendicano le dimissione del primo ministro tailandese, hanno accettato di ritirarsi dal cortile.

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PRIMO MINISTRO DICHIARA STATO D’EMERGENZA A BANGKOK

Il primo ministro thailandese, Abhisit Vejjajiva, ha dichiarato lo stato d’emergenza a Bangkok, dopo gli scontri con le ”camicie rosse”, sostenitori dell’ex capo del governo Thaksin Shinawatra.

Dopo settimane di ”assedio” nella capitale, oggi i manifestanti hanno fatto irruzione nel complesso che ospita il Parlamento, utilizzando un camion per sfondare i cancelli di ingresso. Un altro gruppo di manifestanti si e’ invece diretto verso il centro commerciale Imperial World, dove ha sede la tv People Channel, vicina alle ”camicie rosse”, per impedirne la possibile chiusura.

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Diffuso il 07.04.2010 dal Ministero degli Esteri Italiano

Causa il perdurare delle tensioni politiche sfociate oggi in una irruzione nella sede del Parlamento, il Governo thailandese ha proclamato lo stato d’ emergenza che conferisce alle Autorità il potere di adottare particolari misure per il mantenimento dell’ordine pubblico, a Bangkok e nelle province circostanti di Samut Prakan, Nonthaburi, Ayuttaya, Pathum Thani e Nakhon Pathom.

Dopo la sentenza del 26 febbraio scorso sulla vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto l’ex Primo Ministro Thaksin, proseguono a Bangkok le manifestazioni di protesta avviate il 12 marzo.
Il Governo tailandese ha approvato il ricorso all’adozione di particolari misure per il mantenimento dell’ordine pubblico, in vigore dall’11 marzo ed estese sino al 20 aprile a Bangkok e nelle province circostanti di Samut Prakan e Nonthaburi.

Le Autorità locali continuano a rassicurare sulla regolare operatività degli aeroporti. Informazioni aggiornate circa la situazione e la viabilità possono essere richieste ai numeri istituiti dalla Tourism Authority of Thailand (tel. n. 1672) e dalla Tourist Police (tel. n. 1155), in lingua inglese e attivi 24h.
In coincidenza con le previste dimostrazioni, non si può escludere che si verifichino scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nonché disagi derivanti da blocchi stradali e dei mezzi di trasporto pubblico. Dal 3 aprile u.s. il movimento di protesta ha occupato anche la zona di Ratchaprasong dove hanno sede numerosi centri commerciali.

A coloro che intendano recarsi in Thailandia si consiglia pertanto di adottare la massima prudenza e di evitare a Bangkok gli edifici governativi in generale ed in particolare la zona del Palazzo Reale e le aree limitrofe, il quartiere Dusit (ove ha sede il Parlamento e il Palazzo del Governo), la zona di Ratchaprasong, nonché tutte le zone dove siano in corso assembramenti o manifestazioni sia nella capitale come nel resto del Paese.
Si consiglia, pertanto, di tenersi informati sull’evolversi della situazione attraverso gli organi di informazione locali ed internazionali, il proprio albergatore o l’agente di viaggio.

Si sconsigliano viaggi nel distretto di Kantharalak (nella provincia di Si Sa Ket) ed in prossimità del suo confine con la Cambogia, per via della presenza militare dovuta ad una disputa di confine recentemente risollevata con violenti scontri.

Frequenti sono gli atti terroristici nelle province meridionali del Paese. A causa del proliferare del terrorismo separatista, vige dal 2005 lo stato di emergenza nelle province del sud (ove risiede la maggioranza della popolazione musulmana) di Yala, Narathiwat e Pattani, nonché nei distretti di Jana, Nathawee, Thepha e Sabayoi (nella Provincia di Songkhla). Si raccomanda di evitare viaggi nelle predette zone, se non motivati da effettiva necessità e, in ogni caso, di informarsi sull’evoluzione della situazione prima della partenza e di segnalare all’arrivo la propria presenza all’Ambasciata italiana a Bangkok, attenendosi scrupolosamente durante la permanenza ai suggerimenti forniti.

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Incursione “camicie rosse” in Parlamento

Centinaia di “camicie rosse” thailandesi che protestano chiedendo elezioni immediate oggi hanno fatto una breve incursione nei giardini del Parlamento.

I manifestanti anti-governativi che sostengono l’ex premier Thaksin Shinawatra sono poi tornati nelle due aree dove si concentra la loro protesta, tra cui il più importante distretto dello shopping della capitale, dove i principali negozi di Bangkok sono chiusi da sabato.

Decine di migliaia di “camicie rosse” occupano da sabato la zona di Rachaprasong, disubbidendo all’ordine del governo di andarsene.

I manifestanti che si ammassavano davanti ai cancelli del Parlamento hanno fatto pressione su un cordone di agenti anti-sommossa . Quando alcuni manifestanti hanno iniziato ad arrampicarsi sulla cancellata, la polizia è arretrata e centinaia di “camicie rosse” si sono riversate nei giardini: sono arrivate alle porte dell’edificio ma dopo circa 20 minuti sono tornate indietro.

Dei ministri avevano tenuto un incontro all’interno dell’edificio ma se n’erano andati prima dell’arrivo dei manifestanti.

“Da oggi le nostre azioni si concentreranno su persone, luoghi e attività connessi al Signor Abhisit”, ha spiegato ai giornalisti il leader dei manifestanti, Nattawut Saikua, dopo aver detto alla folla che porteranno la protesta “al livello successivo”.

I manifestanti vogliono costringere il premier Abhisit Vejjajiva a sciogliere il Parlamento.

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