Posts Tagged ‘intel’

Il Toshiba verrà sostituito…

Tuesday, February 19th, 2008

domani l’ormai famoso Toshiba p200-17d verrà sostituito…

ma non con lo stesso modello

stay tuned…

ps per la verità domani parte, quindi non so dirvi i tempi di sostituzione

http://www.flytothai.com/blog/tag/p200-17d/ 

e il Toshiba non funziona!!!

Thursday, February 7th, 2008

e il nostro famoso Toshiba p200-17d che è andato in riparazione 4 dico 4 volte continua a non funzionare a dare delle blue screen molto utili quando si usa il portatile…

ora come dobbiamo comportarci?

riferimento ai post precedenti qui 

il toshiba è tornato indietro

Wednesday, February 6th, 2008

Il nostro ormai famoso Toshiba p200-17d è ritornato indietro dalla assistenza per la quarta volta, ora hanno sostituito la cpu…

speriamo che sia l’ultima volta, un quinto viaggio risulterebbe eccessivo, non capiamo perchè non ce lo abbiano ancora sostituito.

Ora lo stiamo provando, speriamo bene.

vedi anche questo link

e

anche questo

quarto viaggio per il nostro toshiba

Wednesday, January 30th, 2008

in riferimento al seguente post

il portatile Toshiba Satellite P200-17D CORE 2 è partito ieri per la quarta volta in assistenza, sperando naturalmente che sia l’ultima…

stay tuned

Toshiba Satellite P200-17D CORE 2, prima parte

Thursday, January 24th, 2008

Noi abbiamo comprato questo portatile per un nostro cliente.
Bel portatile non c’è che dire.
Dopo un pò il cliente chiama dicendo che il portatile ha qualche problema, sul momento non capiamo cosa abbia.
Poi ci accorgiamo che Windows Vista (per installato) parte male oppure da dei blue screen.
Siccome il cliente aveva bisogna di un portatile per lavorare glielo sostituiamo con uno identico (che non da problemi).
Mandiamo una prima volta a riparare il portatile. Torna indietro con lo stesso problema.
Rimandiamo il portatile a riparare di nuovo ad un altro centro. Torna indietro con lo stesso problema, schermate blu, portatile inusabile.
Rimandiamo per la terza volta indietro il portatile, torna indietro. Di nuobo presenta le schermate blue o problemi di avvio con Windows Vista.
Ora sembra quasi inutile rimandarlo non fosse altro che i soldi li abbiamo spesi.
Ora all’orizzonte ci prospettano un’altra riparazione, seguita dall’alto, cioè dai capi.
Noi onestamente vorremmo una sostituzione dello stesso e dire che il nostro fornitore ci aveva consigliato un modo poco onesto per farcelo cambiare, ma noi, naturalmente, abbiamo desistito.

MacWorld, Apple mena fendenti con Air

Wednesday, January 16th, 2008

Lo si potrebbe quasi definire un evento minore, se non fosse che sono emersi due pesi massimi come MacBook Air (che pure è leggerissimo) e il nuovo servizio di noleggio film sull’iTunes Store. Eppure c’è chi dal keynote di Steve Jobs al MacWorld di ieri si aspettava di più: in fondo non c’è stata nessuna sorpresa, neanche una “one more thing” nel finale.

L’attesa era stata spasmodica. A pochi minuti dall’inizio, persino Twitter aveva ceduto le armi: ci sono voluti quasi 30 minuti perché ricominciasse (balbettando) a funzionare. Prima di Steve, comunque, sul palco del Moscone Center arriva una nuova pubblicità Get a Mac: ormai è una tradizione. Poi finalmente si accendono le luci e Jobs comincia a raccontare di un 2007 fantastico per Apple, e di un 2008 che si preannuncia anche migliore.

Il pezzo forte, naturalmente, arriva alla fine: il subnotebook made in Cupertino esiste, e si chiama proprio MacBook Air. Pesa poco più di un chilo (1,36 per la precisione), ed è talmente sottile da entrare in una comune busta da lettere: meno di 2 centimetri nella parte più spessa, appena 0,4 in quella più affusolata. Il tutto senza alcun sacrificio per quanto attiene l’usabilità, almeno secondo Jobs.

Per assemblare questo gioiellino, che monta un display da 13,3 pollici a LED, webcam e tastiera retroilluminata simile a quella del MacBook, Apple ha chiesto ai suoi partner tecnologici di dare il massimo. Intel ha messo a disposizione un Intel Core 2 Duo il 60 per cento più piccolo di quelli attualmente montati negli altri computer - mostrato sul palco dallo stesso CEO del chipmaker Paul Otellini - purtroppo al prezzo di qualche sacrificio nella frequenza, limitata a 1,6 e 1,8 GHz.

Tutto molto bello, a cominciare dal guscio in alluminio - a proposito, MacBook Air è più ecologico che mai: riciclabile, niente arsenico, mercurio e ritardanti di fiamma al bromo - e finendo con il trackpad multitouch, che porta tutta la gestualità già vista sull’iPhone anche su un Mac e che aggiunge anche delle interessantissime nuove scorciatoie.

È quando viene annunciato il prezzo che qualcuno storce il naso: ci vogliono 1.699 euro per portarsi a casa il modello base di MacBook Air, che monta hard disk da 80GB, 2 GB di RAM e niente lettore ottico (disponibile come optional a 99 dollari). Se si vuole optare per un’unità a stato solido da 64GB (vale a dire che monta memorie flash, dunque più resistente agli urti e al trasporto), di euro bisogna essere pronti a scucirne almeno 3.098.

Tanti soldi, soprattutto per un notebook a cui mancano i cavalli dei fratelli maggiori e tante piccole cosucce. Non c’è la porta di rete, sostituita da una ormai onnipresente connessione wireless 802.11n abbinata al Bluetooth in versione 2.1 EDR. C’è una sola porta USB 2.0, non c’è ingresso audio né porta firewire. Sacrifici imposti in nome del peso e della autonomia: si parla di 5 ore di lavoro ininterrotto, roba da riuscire a gestire con comodità anche lunghi trasferimenti aerei.

Ma Jobs è pronto a rintuzzare tutte le perplessità: del lettore ottico, dice, non sentirete la mancanza. Air è stato pensato come uno strumento wireless, e per questo è dotato di un software capace di “rubare” ad un Mac o un PC la loro unità ottica via WiFi. E se tutto questo non fosse abbastanza, c’è pronta l’arma segreta: Time Capsule.

Tra le funzionalità più apprezzate di Leopard - che, come Steve annuncia in pompa magna, ha raggiunto le 5 milioni di copie vendute in due mesi - c’è Time Machine. Quest’ultima, tuttavia, costringe i proprietari di notebook ad uno snervante collegare e scollegare le unità esterne di backup. Problema risolto con Time Capsule, nient’altro che una Airport Extreme con un hard disk (Steve dice di “livello server”) integrato. Tagli da 500GB e da 1 terabyte, con prezzi rispettivamente di 299 e 499 euro.

tratto da http://punto-informatico.it

Intel esce dal progetto Olpc

Wednesday, January 9th, 2008

Il ritiro dal laptop anti digital divide e per i bambini del Terzo Mondo sarebbe dovuto alla richiesta di esclusiva da parte di Nicholas Negroponte a IntelIntel esce dal progetto Olpc, perché non ha potuto né voluto aderire alla richiesta di Nicholas Negroponte a Intel di scegliere XO e abbandonare altri progetti rivali, come il Classmate PC. Il rapporto in esclusiva con il One Laptop Per Child, Olpc, ha provocato il ritiro di Intel dal laptop anti digital divide e per i bambini del Terzo Mondo.
Gli OLPC, già fabbricati e spediti verso paesi come Libia, Brasile, Argentina e Thailandia, utilizzano chip Amd, ma era in corso una trattativa per usare processori Intel in una versione più redditizia dell’OLPC: Intel avrebbe dovuto fornire i chip lato server.
Walter Bender, presidente del progetto OLPC, ha però ribadito che le divisioni con Intel non riguardano solo i laptop di Intel, ma la “completa mancanza di cooperazione di Intel sul software, sull’apprendimento eccetera”.