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Lo sviluppo del Grande Mekong corre sulle nuove strade

Wednesday, April 2nd, 2008

LIVORNO. I dirigenti dei 6 Paesi della sub-regione del Grande Mekong (Gms) hanno firmato nella capitale del Laos il “Piano di azione di Ventiane” per lo sviluppo del Gms per gli anni 2008-2012, sottolineando i progressi già raggiunti nel campo dei trasporti e dell’energia in una sub-regione che comprende Stati con circa un miliardo e mezzo di abitanti.

Nella dichiarazione congiunta del terzo summit i primi ministri del Gms hanno promesso di accelerare la costruzione e il miglioramento delle linee direttrici del Gms e di estenderne la rete basandola sempre più su legami multipli, ad iniziare dalla ferrovia che collegherà Singapore alla città cinese di Kunming.

La dichiarazione prevede anche la messa in opera di un mercato stabile dell’energia, sostenibile ed efficiente, nel Grande Mekong.

I primi ministri di Cina, Cambogia, Laos, Myanmar, Thailandia e Vietnam hanno partecipato anche all’inaugurazione della Route 3 del corridoio economico nord-sud del Gms (Nsec), che dovrebbe fornire vantaggi ed opportunità commerciali ed accessi ai servizi sociali.

La strada Kunming-Chiang Khong del Nsec (Route 3 in Laos), collega la provincia cinese dello Yunnan al nord della Thailandia, attraverso il Laos, ed è l’ultima parte della strada che collega Pechino a Singapore.

La Route 3, lunga 220 km, attraversa 94 villaggi e città del Laos ed è stata finanziata con 97 milioni di dollari da Cina, Thailandia e Banca asiatica per lo sviluppo, che il primo ministro del Laos, Bouasone Bouphavanh, ha ringraziato calorosamente.

La strada apre così definitivamente il misterioso Paese comunista, fino ad oggi uno dei più appartati del mondo, alla globalizzazione made in China e l’asse di penetrazione è il più classico: una strada che congiunge i due Paesi più sviluppati dell’area: Cina e Thailandia, attraversando il cuore verde del più povero: il Laos.

I primi ministri del Gms hanno anche fatto da padrini all’avvio del progetto Superhighway e sottoscritto un protocollo di intesa sul commercio dell’energia transfrontaliera nella regione ed un accordo sullo sviluppo sostenibile ed equilibrato del corridoio economico nord-sud del Gms, intesa anche sulle linee strategiche per i collegamenti economici all’interno della sub-regione.

La stampa cinese ha dato grandissimo rilievo al summit di Ventiane perché evidenzia la sempre più forte influenza della Cina nell’intero sud-est asiatico e perché questa era (significativamente) la prima visita all’estero, dopo la sua rielezione a marzo, del primo ministro Wen Jiabao. Una visita che, visti i partecipanti ed il Paese ospitante, non è certo stata disturbata da fastidiose proteste e richieste di maggiore democrazia in Cina, ad iniziare dal Tibet.

tratto da qui

La battaglia delle dighe in Laos

Monday, December 17th, 2007

«Stiamo lavorando al progetto di riunire un’assemblea delle popolazioni del Mekong», dice Witoon Permpongsacharoen: «Servirà a riunire le organizzazioni popolari della regione e stilare una piattaforma comune». Witoon è il direttore di Terra, acronimo di «Toward ecological recovery and regional alliance», organizzazione non governativa fondata nel 1991 da alcuni ambientalisti thailandesi. Ha sede a Bangkok, in una piccola palazzina tra grattacieli e shopping centres, in fondo a una di quelle stradine laterali dove la modernissima capitale thailandese ritrova dimensioni umane. In Thailandia c’è ormai una storia consolidata di battaglie ambientali e di giustizia sociale, dal movimento contro una famosa diga sul fiume Mun (affluente del Mekong), alla difesa delle foreste; soprattutto, è ormai consolidato un legame tra movimenti popolari rurali e organizzazioni civiche, associazioni ecologiste e per lo sviluppo sostenibile, reti di accademici e intellettuali.
Nell’ultimo decennio queste reti di ambientalisti e attivisti popolari hanno cominciato a guardare oltre i confini della Thailandia. Terra è nata con lo scopo di lavorare a sostegno di ong e associazioni di cittadini nella regione del basso Mekong: Vietnam, Cambogia, Laos, Birmania. «I contesti politici sono diversi, non ovunque esistono organizzazioni indipendenti di sittadini», fa notare Witoon: «Per questo sta a noi monitorare i progetti di sfruttamento delle risorse naturali che si vanno facendo nella regione». Anche perché nell’ultimo decennio è proprio la Thailandia che ha cominciato a investire in grandi progetti nei paesi vicini: in patria è diventato sempre più difficile per le regolamentazioni ambientali e le opposizioni popolari, e poi le risorse naturali ormai sono superfruttate: «Così le aziende thailandesi vanno a tagliare foreste in Cambogia o costruire dighe in Laos e Birmania». La regione del Mekong è in pieno cambiamento economico, fa notare il direttore di Terra: «Uno dopo l’altro i paesi rivieraschi sono passati da economie più o meno socialiste a modelli fondati su investimenti privati e apertura all’economia di mercato, anzi: totale apertura agli investimenti stranieri. Cambogia e Laos, più poveri e fragili, sono sotto l’impronta della Banca mondiale e della Banca asiatica di sviluppo (Adb). Gran parte di questi investimenti sfruttano risorse naturali: foreste, minerarie, progetti idroelettrici, e sono immancabilmente sostenuti dalla Banca asiatica di sviluppo». Il Laos ad esempio è una «repubblica democratica popolare» che sta seguendo alla lettera le indicazioni delle istituzioni finanziarie internazionali. «La Banca Mondiale e quella Asiatica di sviluppo lodano molto il governo di Vientiane per aver aperto l’economia al mercato. Finanziano dighe, progetti minerari, infrastrutture, dicono che è per promuovere lo ’sviluppo sostenibile’ Noi diciamo che non c’è sviluppo sostenibile senza democrazia, senza che le popolazioni locali abbiano voce nella formazione delle decisioni. Finanziano grandi dighe e dicono che è per ‘ridurre la povertà’. Ma come pensano di ridurre la povertà distruggendo l’economia locale e l’ambiente?».
L’ente elettrico thailandese Egat e il governo di Vientiane hanno annunciato entro fine anno i contratti per quattro nuove dighe in Laos. Almeno due di queste - avranno un impatto sociale molto forte. Ma il Laos ha puntato proprio sulle dighe come fonte di reddito e d’energia. La Thailandia del resto ha già finanziato la diga di Nam Theun 2, ormai quasi pronta (vedi il manifesto, 18 aprile 2007). «Sono progetti che dipendono del tutto da investimenti stranieri e fanno guadagnare solo le aziende di impiantistica internazionali. E non dicano che porterà occupazione, i tecnici sono quasi tutti stranieri». Contro queste dighe si batte Terra, insieme alla rete International Rivers. Ma in Laos la società civile resta fragile. Per questo Witoon insiste sull’idea di formare un «Mekong People’s Council», un consiglio delle popolazioni del Mekong.

di Marina Forti tratto da http://www.ilmanifesto.it