Posts Tagged ‘prezzo’

Riso: la Thailandia propone un Opec dei paesi rpoduttori

Monday, May 5th, 2008

Con il prezzo del riso ai massimi storici, i principali paesi produttori cercano di correre ai ripari. La Thailandia, primo paese esportatore al mondo di riso, ha chiesto a Birmania, Cambogia, Laos e Vietnam la loro disponibilità circa la creazione di una sorta di Opec in grado di riunire i principali paesi produttori.

Obiettivo calmeriera l’andamento dei prezzi. Nel giro di tre anni la migliore qualità di riso è passata dai 200 dollari la tonnellate a settebre del 2004 agli attuali 990 dollari: un aumento stratosferico di poco meno del 500%

Un aumento che preoccupa tutta la catena produttiva come sottoilnea questao rappresentante dell’associazione mondiale dei produttori di riso

“A mio parere sarà difficile tornare ai livelli precedenti in qunato la domanda è in aumento per il semplice fatto che la popolazione mondiale è in crescita: 80 milioni di persone in piu’ ogni anno da sfamare. Una popolazione equivalente a quella della Germania”

Intanto a causa dell’aumento del costo del riso, piu’ 74% nel giro di un anno, le Nazioni Unite, attraverso il programma alimentare mondiale, sono state costrette a sospendere a tempo indeterminato la distribuzione gratutita di 450 mila razioni agli allievi piu’ poveri delle scuole cambigiane.

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Emergenza cibo: Asean, misure per stabilizzare prezzo riso

Monday, May 5th, 2008

I ministri del commercio dell’Asean (Associazione dei paesi dell’Asia del sudest) riuniti a Giakarta, in Indonesia, hanno concordato oggi di aiutarsi reciprocamente per fare fronte alla crisi mondiale che colpisce i generi alimentari e in particolare di stabilizzare il prezzo del riso ed accrescerne la produzione. “Garantire la stabilità del prezzo del riso è la priorità”, ha dichiarato la ministra del commercio indonesiana Marie Elka Pangestu alla radio locale.

I ministri hanno anche deciso che l’esportazione di generi alimentari potrà proseguire a condizione che i bisogni domestici siano soddisfatti. La ministra indonesiana ha citato il caso della Thailandia, la cui produzione di riso eccede la richiesta interna e che quindi continuerà le esportazioni. L’Indonesia invece è autosufficiente, ma non ha eccedenze.

Pangestu ha poi annunciato che i ministri del commercio hanno accettato di aumentare la produzione e che questo aspetto sarà esaminato dai colleghi dell’agricoltura dei paesi membri (Birmania, Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Malaysia, Laos, Singapore, Thailandia, Vietnam).

Secondo la Banca mondiale, il prezzo dei generi alimentari è praticamente raddoppiato in tre anni, provocando manifestazioni in vari paesi e restrizioni alle esportazioni in Brasile, Vietnam, India e Egitto.

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Contro la crisi alimentare mondiale, un piano d’emergenza dell’Onu

Tuesday, April 29th, 2008

Manila (AsiaNews/Agenzie) – Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha iniziato ieri a Berna (Svizzera) consultazioni su come affrontare la crisi causata dai continui aumenti di generi alimentari e petrolio, che rischiano di far tornare alla fame oltre 100 milioni di persone. Generi essenziali come riso, grano, olio e zucchero sono cresciuti almeno del 50% in un anno.

Al termine dei due giorni di discussioni, a cui partecipano anche i vertici di oltre 20 enti mondiali tra cui la Banca mondiale e l’Organizzazione mondiale del commercio, si attendono misure di emergenza e progetti a lungo termine. C’è però diversità di vedute all’interno dello stesso Onu. Jean Ziegler, relatore speciale  per il diritto al cibo, ha invocato una sospensione della produzione di biocarburante e ha criticato il Fondo monetario internazionale per avere “imposto ai Paesi più poveri” la coltivazione di generi non alimentari, contribuendo a diminuire la produzione di cibo. Achim Steiner, capo del Programma ambiente, afferma invece che il biocarburante è necessario per avere nel futuro energia alternativa a basso prezzo e ritiene che il forte aumento dei prezzi dipenda da pure speculazioni di mercato.

La crisi alimentare è già evidente in molte zone di Africa e America centrale, mentre ha avuto impatto limitato in Asia, che pure consuma l’80% del riso mondiale, poiché grandi Paesi come Cina, India e Giappone sono autosufficienti.

Pure autosufficiente è il Vietnam, che ha bandito l’esportazione fino a giugno ma dove ieri è cominciato a mancare il riso nei negozi, dopo giorni di lunghe file davanti ai mercati. Nella capitale Hanoi il cereale già manca, mentre nella meridionale Ho Chi Minh City il supermercato Saigon Co-op Mart ne vende solo 10 chilogrammi a cliente. Il governo denuncia manovre speculative e ha ordinato alle autorità locali di regolare i mercati e impedire incette a chi non lo commercia.

Situazione difficile nelle Filippine, primo importatore mondiale di riso, il cui governo ha chiesto alla Banca mondiale di fare pressione sui Paesi esportatori perché mitighino i divieti all’esportazione che rischiano di farlo mancare agli Stati importatori. Manila distribuisce “buoni riso” alle famiglie povere e progetta di dare sussidi mensili di circa 1.400 peso (21 euro) a 300mila famiglie (500 peso per famiglia e altri 300 per figlio con un massimo di 3). Il riso comprato con il “buono” pubblico costa 18,25 peso al chilogrammo (28 centesimi di euro), la metà che nei negozi.

Occhi puntati sulla Thailandia, prima esportatrice mondiale, dove si prevede che presto rallentino gli aumenti avvenuti  in questi giorni.

A Singapore, secondo Stato più ricco dell’Asia colpito da un’inflazione al 6,7% (massimo da 26 anni), il governo offre pasti a 2 dollari locali (95 centesimi di euro) per aiutare i poveri e ha creato un sito web che indica dove trovare cibo buono ed economico. (PB)

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Crolla il prezzo del riso

Tuesday, April 29th, 2008

Prezzi in caduta oggi per il riso, che sulla piazza di Chicago ha registrato una contrazione del 3,2% a 22,935 dollari per cento libre, come conseguenza dell’accelerazione delle semine negli Stati Uniti, che hanno allontanato i timori legati ad un’offerta di prodotto insufficiente. Già nelle ultime sedute in ogni caso le quotazioni del riso si erano ridimensionate rispetto al record di 25,07 dollari toccato il 24 aprile. Infatti Thailandia e Brasile hanno nel frattempo ridimensionato la possibilità di tagliare l’export di riso

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Esplode la grande fame Paesi poveri in rivolta

Thursday, April 10th, 2008

Al villaggio di Banglane, nel cuore della Thailandia, la criminalità non era mai stata un problema. Adesso, come nel resto del Paese, l’esercito monta la guardia alle risaie. Takham Uthao, il principale produttore della zona, che credeva di vivere in un paradiso è costretto a fare i conti con banditi incalliti, a organizzare ronde nei campi, a sobbalzare ogni volta che i cani abbaiano.

Proprio mentre sta per cominciare la stagione dei raccolti, che una volta era una festa e una benedizione. Il guaio invece è lì: il benedetto riso, il cui prezzo è cresciuto nell’ultimo mese del 50% e che adesso è prezioso come l’oro. Tanto che oramai chi non ha i soldi per spastoiarsi dalla fame è costretto a rischiare la vita per rubarlo. Il signor Uthao alla fine ci guadagnerà: per gli altri, i poveri, è l’ultima maledizione. Cambiamo scenario: l’Egitto. Il Raiss Moubarak ha tre problemi gravi, che si chiamano pane, pasta e riso. È il cibo del 40% dei suoi sudditi, tutti sotto la soglia di povertà, sempre più impazienti perché sono aumentati in media del 25%. Da settimane il pane a prezzo sovvenzionato che toglie, più o meno, la fame alla maggioranza dei 76 milioni di egiziani, quelli che la cautelosa stampa governativa definisce «cittadini con guadagni limitati», è diventato raro, quasi introvabile. Le code davanti ai forni si allungano, sempre più spesso si convertono in piglia piglia, in saccheggi manzoniani, poi in sommosse. Moubarak ha ordinato all’esercito di aumentare la produzione dei forni e di dare la caccia al farabuttismo del mercato nero: dove invece si ammonticchia la farina che serve a confezionare il pane, ma quello a prezzo libero.

Il governo, in affanno, ha sospeso l’esportazione del riso per sei mesi. Anche il suo prezzo è raddoppiato ed è l’alimento che dovrebbe sostituire pane e pasta. La rivolta della farina alla vigilia delle municipali scuote un regime che si avviava a diventare ereditario.

Scendiamo ancora più a sud, in Costa d’Avorio. È da poco tornata la calma nel centro di Abidjan - la capitale - dopo i moti selvaggi contro il carovita che hanno provocato barricate, vittime e arresti di massa. Sciami di giovani inferociti hanno cercato di dare l’assalto al palazzo della televisione, la polizia ha sparato. Il governo ha promesso di ridurre le tasse sulle importazioni di prodotti alimentari di base e annunciato la caccia agli «speculatori», gli eterni e provvidenziali colpevoli.

Le rivolte della fame sono oramai un mappamondo, si scende in strada al grido di «la vita è cara» (e talora si spara e si saccheggia) dal Messico al Cameroun, dal Burkina Faso alle Filippine. È soltanto l’inizio. Secondo la Banca mondiale almeno 33 paesi sono a rischio di insurrezioni e moti sociali per l’aumento dei prezzi delle materie prime agricole. Secondo la Fao la crescita è stata nel 2007 in media del 40% per il grano che ha il prezzo più alto da 20 anni, il mais, il riso ma anche la soia, la colza e l’olio di palma che tengono in vita, più o meno, le plebi immense dei paesi poveri. Ipnotizzato dall’aumento del prezzo del petrolio il mondo ricco non si è accorto che si stava sviluppando un fenomeno ancora più insidioso, una carestia mondiale. Per due terzi del pianeta una variazione di riso e farine segna il brusco passaggio alla fame.

È il mondo in cui la quota destinata all’acquisto di cibo rappresenta ancora dal 60 al 90% del reddito delle famiglie. Un esempio: il Bangladesh. Una tonnellata di riso è salita a 760 dollari (quadruplicata negli ultimi 5 anni) e bisogna dar cibo a 144 milioni di persone che sopravvivono con un dollaro al giorno al massimo. Si è aggiunto il crollo della produzione locale a causa delle inondazioni e del tifone dello scorso anno. Sarebbe necessario importare tre milioni di tonnellate, ma non ci sono abbastanza fondi. Stesso problema nelle Filippine: mancano due milioni di tonnellate per 90 milioni di abitanti. E molti paesi esportatori come il Vietnam, con l’aumento dei prezzi, hanno ridotto le esportazioni per capitalizzare i guadagni e evitare sommosse interne.

Sulle cause almeno non c’è polemica: l’aumento della domanda da parte dei paesi emergenti, il riscaldamento climatico e la vertiginosa urbanizzazione che hanno diminuito la produzione, la crescita dei prezzi di sementi, pesticidi, concimi legata al rincaro energetico. E poi certo la speculazione più attenta dei governi che giocano al rialzo e trasformano questo mercato in rifugio dove sistemare i capitali e difenderli dalla caduta del dollaro e dalla inflazione.

Adesso la Banca mondiale per evitare il disastro invoca un new deal alimentare. I paesi donatori devono fornire subito 325 milioni di euro al Programma alimentare mondiale. Basteranno per evitare l’insurrezione del pane?
http://www.lastampa.it/

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Senza freni il prezzo del riso, l’India ne proibisce l’esportazione

Wednesday, April 2nd, 2008

Il prezzo è raddoppiato in 3 mesi. Misure simili già prese da Vietnam, Egitto e Cambogia, mentre la Thailandia ne discute. Ora si teme una corsa al rialzo. La Cina “costretta” a togliere i prezzi imposti e pagare di più gli agricoltori.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – L’India ha proibito ieri l’esportazione del riso non-basmati, nel tentativo di controllare i prezzi alimentari e di mantenerne forti riserve, dopo che il prezzo mondiale è raddoppiato in 3 mesi e solo a marzo è cresciuto da 650 a 1.000 dollari la tonnellata, record da 25 anni. Ha anche prorogato il bando per l’export di legumi.

Il prezzo di esportazione del riso basmati (“Regina di fragranza” in hindi, tipico dell’India, a chicchi lunghi e molto pregiato ma meno richiesto nel Paese) è stato portato da 1.100 a 1.200 dollari la tonnellata, per scoraggiarla. Da due anni il Paese deve importare grano, per la diminuzione delle riserve, e vuole evitare che ciò avvenga anche per il riso. Per contenere l’inflazione - al massimo dal giugno 2006 per gli aumenti di alimenti, petroli e metalli - ha anche abbassato l’imposta sull’importazione di olio alimentare.

L’India è il secondo maggior produttore di riso dopo la Cina e ne esporta oltre 4 milioni di tonnellate l’anno. Per cui ora si temono ulteriori forti aumenti del cereale, alimento essenziale per la metà della popolazione mondiale, soprattutto i poveri e in Asia. Nelle settimane scorse già Vietnam (secondo maggior esportatore dopo la Thailandia), Egitto e Cambogia hanno posto limiti all’esportazione di riso, e in Thailandia se ne discute. I produttori e i grossi commercianti, specie privati, hanno in pratica già fermata la vendita, anche in attesa di prevedibili ulteriori aumenti.

In Cina il prezzo del riso era stato congelato, per contenere l’aumento dei prezzi alimentari (+23,3% a febbraio). Ma ora la Commissione per la riforma e lo sviluppo nazionale ha annunciato l’aumento dei prezzi per riso e grano, per indurre gli agricoltori a una produzione maggiore e di qualità. Ampia preoccupazione a Hong Kong, dove il 90% del riso viene dalla Thailandia: è dovuto intervenire il premier Wen Jiabao per assicurare che il governo ha “riserve abbondanti”. In Cina il consumo medio di riso è salito dai 20 chilogrammi pro-capite del 1985 ai 50 attuali e nel 2007 ne ha dovuto importare 471mila tonnellate.

L’emergenza è anche conseguenza dei molti terreni agricoli destinati a zone industriali o abitative e del diffuso inquinamento, specie in Cina e India, che ha reso inutilizzabili vaste aree o tossiche le produzioni.

Nei ristoranti fast-food delle Filippine le porzioni di riso sono state diminuite della metà.

Ma Bruce Babcock, economista dell’Università statale dello Iowa, è ottimista e prevede “sostanziali aumenti nella produzione, perché gli agricoltori non hanno mai avuto un simile incentivo”. (PB)

tratto da qui