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Riccardo Neri, dalla Rivazza alla Thailandia

Friday, March 21st, 2008

Un “imolian” che molti conoscono per aver degustato i suoi famosi “crostini alla toscana” quando era titolare di un ristorante sulla Montanara o quando gestiva l’Osteria della Rivazza: qui, oltre a buoni piatti, tanto cabaret e musica di qualità, concerti bandistici ed esibizioni di artisti che poi sono diventati abituali frequentatori di concerti a Imola. Qualcuno ricorderà il concerto del coro “Rosalpina” di Bolzano alla “Rivazza”. Un imolian “scovato” grazie ad un fortuito incontro con un sito che ci ha incuriositi (www.valentinopattaya.com), per poi scoprire che il titolare del “Valentino Italian Thai Restaurant di Pattaya, Thailand” è un imolese, Riccardo Neri. Pattaya è sul mare, nella costa est della Thailandia.
m.ad.m.

«Oggi 57enne, a 10 studiavo clarinetto, a 12 mi han regalato una chitarra e dopo le medie ho iniziato a fare il musicista come professione. La casa di “Gino K “, papà di Claudio (meglio conosciuto a Imola come “Gallina”) è stata la culla musicale per noi ragazzini di quegli anni. Ancora oggi quando vengo a Imola e passo davanti al bar “Otello” mi viene spontaneo guardare in su, verso quella finestra da dove a qualsiasi ora usciva il suono della Hawayana o della Fender del “vecchio Gino”. Forse a qualcuno che mi leggerà e sa di cosa parlo verrà un po di di magone. Un articolo su di me? Ci sarebbe materiale per un bel librone. Dunque, musicista fino ai 25 anni, poi bar Gastone: negli anni in cui a Imola bar Parigi e bar Gastone erano i due locali di tendenza. In quel periodo è finito il mio matrimonio, ho venduto il bar e sono partito per il sud America. Era il mese di dicembre del ’78 e per un anno ho frullato tra Brasile e isole caraibiche e prima di ritornare in Italia sono stato in Perù. A Cuzco ho conosciuto la donna da cui ho avuto i miei due figli. Ho aperto ristoranti a Cuzco e a Lima; quello che ancor oggi è considerato uno dei migliori ristoranti italiani in Perù l’ho creato io, si chiama “La trattoria”.
Sono tornato poi a Imola, ma l’ultimo periodo imolese è stato negativo quanto a gratificazione e profitti, mi ha procurato solo amarezze. Un grazie, oltre agli amici-clienti che mi han sostenuto, lo devo a Stefano Mirri e Stefania Cani. Certo, se uno non fa mai niente è normale che non sbagli, e in una cittadina dove uno starnuto può diventare una polmonite, cantare fuori dal coro non passa inosservato e può creare molti amici, ma anche molti nemici. Anche qui ho intenzione di far musica dal vivo, sto studiando come la cosa potrebbe essere accolta dalla clientela. Tornerò a Imola? Può essere, ma di certo non riaprirei neanche un banchetto di lupini. Cosa mi manca di Imola? Mara - la mia compagna - e i miei figli. Mi chiedete della Thailandia: potrei dire che dove finisce la logica inizia la Thailandia, è il paese delle contraddizioni, con regole e abitudini molto difficili da assimilare per noi occidentali. Lo chiamano “il paese del sorriso” e in effetti non esiste altro posto al mondo dove vedi tanti volti sorridenti come in questo. Il sorriso può essere malizioso, di cortesia, nervoso, d’imbarazzo, a volte anche ipocrita e velenoso. Non esiste la pornografia ed è punita molto severamente, così come le storie di droga. C’è un pudore tra i rapporti che rasenta l’asetticità, non si vedono scene di effusioni in pubblico. La vita costa un quarto rispetto all’Italia e offre servizi e vantaggi tripli a livello di servizi sociali (ma sono a pagamento). Forse qualcuno non sarà d’accordo sul mio modo di vedere la Thailandia, specie chi da retta ai servizi delle “Jene” e alle leggende metropolitane. Nei posti bisogna viverci e poi documentarsi.
Problemi di comunicazione non ne ho, forse qualche volta di comprensione, ma parlo varie lingue e ora mi sto addentrando anche nella lingua Thai: se ascolti la conversazione tra due thai sembra di sentire l’audio dei cartoni animati di una volta!
Questo è un paese altamente turistico e mondialmente frequentato dalle più svariate etnie, la cucina è internazionale, quindi anche quella del mio ristorante, il Valentino. In questa mia nuova scommessa oltre a tagliatelle e tortellini offro la locale cucina thai. Non è facile fare apprezzare la nostra cucina a chi non ha un palato allenato: Pizza Company, Pizza Hut, Canyon Cafè, Starbucks sono catene americane che qui commercializzano i prodotti italiani, tanto famosi quanto poco gradevoli, al punto che il “vero” caffè espresso o la “nostra” pizza non piacciono alla gente. I miei connazionali? Al contrario di tutti gli altri popoli credo che siamo molto individualisti e non facciamo gruppo, ci inseriamo con facilità in altre strutture sociali, anche con differenti culture, ma ognuno pensa al suo orticello: forse sarà per questo motivo che ha successo la pizza “americana”. Mi fermo qui, anche perché non vorrei farvi pentire di avermi contattato. Carina e originale questa idea di rintracciare gli imolesi in giro per il mondo! Ci sono altri imolesi da queste parti, ve li troverò. Una volta si partiva per cercar lavoro, spesso da paesini poveri che non offrivano niente, valigia di cartone e via… a cercar fortuna. Adesso, chi parte lasciando l’Italia lo fa per togliersi di dosso tutta quella marmellata di “benessere” che si traduce in stress: non è un caso che ci sia più gente del nord che va via di questi tempi. Dovrebbe esserci più spazio per chi rimane, invece no. Sempre più stipati e compressi. Il vantaggio è che con un po’ di fantasia chi resta può illudersi di stare in Oriente o in una casba araba senza viaggiare, basta andare nel quartiere giusto! Gli emigranti di una volta tornavano dopo anni con i soldi, ora è più difficile, c’è gente che perde delle fortune in investimenti disastrosi e torna a casa più rovinato di prima. Ma non lo si viene a sapere facilmente: il giocatore parla quando vince, ma non quando perde. Sono sempre meno i paesi dove noi emancipati possiamo far la voce grossa e quindi o investi gran soldi con i conseguenti rischi o ti adatti a quel che viene. Penso a volte che siamo noi il terzo mondo (o che lo stiamo diventando).
Riccardo
www.valentinopattaya.com

tratto da http://www.nuovodiario.com